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Vino da Burde

Vino da Burde

By Andrea Gori
Degustazioni, notizie e approfondimenti dal vino italiano, internazionale con focus sullo Champagne condotti e redatti da Andrea Gori
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Wine E-Commerce part 1: Direct to Consumer

Vino da Burde

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Castellina, Radda, Gaiole : suoli profumi e sapori dei Chianti Classico di queste zone
Tre vigneti scelti per sottolineare le peculiarità da ovest a est del Chianti Classico e tra Castellina, Radda e Gaiole . Dal sole dell’ovest con il suo calore forza e intensità al macigno di fittezza tannica e croccantezza floreale di levante passando per la rocciosità fruttata del terziere di Tramontano, un bellissimo affresco di territorio dal Agricoltori Del Chianti Geografico
25:37
September 21, 2022
I nuovi supertuscan del Chianti Classico, la Pévera del Geografico
Prima verticale (2016-2019) de La Pévera di Agricoltori del Geografico , 50%sangiovese 40% Cabernet Sauvignon 10% Syrah . Moderna concezione e beva contemporanea per una tipologia ormai classica
19:18
September 21, 2022
I terroir di Querciabella
Dal Chianti Classico di Ruffoli fino alla MAremma, la storia di Querciabella e negli investimenti in sostenibilità di una delle aziende di riferimento della Toscana vinicola. Si assaggiano il nuovo Mongrana Bianco Vermentino e  il sontuoso Batar edizione 2011 fino al duo di sangiovese Grande Cuvèe del Gallo Nero formato da Chianti Classico 2019 e Chianti Classico Riserva 2018. Registrazione effettuata durante la masterclass per conto di Sagna, distributore esclusivo per l'Italia.
01:09:04
September 15, 2022
Suoli e sapori dei Brunello di Montalcino di Canalicchio di Sopra.
Parliamo e raccontiamo con FRancesco Ripaccioli, proprietario di Canalicchio di Sopra, i territori dell'azienda e di come permettano di sottolineare sfumature e sensazioni nei vari vini prodotti dal Rosso alle selezioni da singolo vigneto (Casaccia e Montosoli) a Montalcino. Registrazione effettuata in masterclass tenuta per conto di Sagna, distributore esclusivo per l'Italia.
49:04
September 15, 2022
Degustazione vini dalle UGA di Greve in Chianti Classico con Masnaghetti
Greve in Chianti in particolare sono 12mila ettari, con il fiume Greve nel mezzo e i monti del Chianti che fanno da confine orientale, in media rispetto ad altri comuni del Chianti Classico ho molti ettari dedicati all'olivo e bosco anche più di altre UGA e nello specifico è Montefioralle ad avere più oliveti di tutti. Mappa geologica di Greve cosa ci dice? C'è una distinzione grossa tra "Destragreve" che è macigno presente anche nella zona di Dudda e Lucolena (oltre i Monti del Chianti, guardano il Valdarno) con scaglia toscana, argillite varie, e la riva sinistra della Greve (Montefioralle e Panzano e nella parte nord Strada in Chianti) ho argilliti e formazione di Sillano a nord (la stessa argilla da cui si fa il famoso cotto) poi Montefioralle che ha sotto quasi solo alberese se non parte sud a pietra forte e Panzano che ha un poco di tutto con zone ben mescolate e sovrapposizioni molto sfumate. Su macigno anche qui troviamo poca vite perchè c’è poco suolo e siamo quasi subito su rocciamadre. Ruffoli (dove c'è Querciabella) ha macigno e vegetazione cambia molto rispetto a Lamole e Greve nonostante suolo sia simile, Ruffoli è più siccitosa e ha meno bosco.
16:46
September 02, 2022
La geologia di Greve Chianti Classico con Alessandro Masnaghetti e le sue UGA
Il Chianti Classico è una DOCG dal punto di vista geologico molto eterogenea con macigno (a parte Vagliagli) sta quasi solo sui Monti del Chianti, e per il resto è marne soprattutto , con formazione di Sillano e alberese e altre argilliti a fare la parte del leone. A questi si aggiungano sui bordi a nord (San Casciano) i depositi fluviali e nella zona sud ovest alcuni depositi lacustri e colline dolci e argillose che somigliano a quelle delle Crete Senesi come forma ma ovviamente non come geologia. A sud (Berardenga) troviamo sabbie marine plioceniche e conglomerati come a Poggio Bonelli e su strada tra Pianella San Felice e San Gusmè. IN Toscana un suolo simile lo ritroviamo sul colle di Montepulciano e nell’ astigiano. In zona si chiama tufo senese ma non è tufo per niente. Tufo è vulcanica, questa è sabbia marina compattata... Come linee generali sappiamo che dove ho più sabbia ho meno colore ma più eleganza e intensità di profumi, dove ho più argilla vino è più ricco e pieno, più colore e struttura e nel mezzo ci sono tutte le altre sfumature che però hanno meno importanza sul vino rispetto ad elementi come microclima, boschi, coltivazioni attorno, altitudine, latitudine e venti. Greve in Chianti in particolare sono 12mila ettari, con il fiume Greve nel mezzo e i monti del Chianti che fanno da confine orientale, in media rispetto ad altri comuni del Chianti Classico ho molti ettari dedicati all'olivo e bosco anche più di altre UGA e nello specifico è Montefioralle ad avere più oliveti di tutti. Mappa geologica di Greve cosa ci dice? C'è una distinzione grossa tra "Destragreve" che è macigno presente anche nella zona di Dudda e Lucolena (oltre i Monti del Chianti, guardano il Valdarno) con scaglia toscana, argillite varie, e la riva sinistra della Greve (Montefioralle e Panzano e nella parte nord Strada in Chianti) ho argilliti e formazione di Sillano a nord (la stessa argilla da cui si fa il famoso cotto) poi Montefioralle che ha sotto quasi solo alberese se non parte sud a pietra forte e Panzano che ha un poco di tutto con zone ben mescolate e sovrapposizioni molto sfumate. Su macigno anche qui troviamo poca vite perchè c’è poco suolo e siamo quasi subito su rocciamadre. Ruffoli (dove c'è Querciabella) ha macigno e vegetazione cambia molto rispetto a Lamole e Greve nonostante suolo sia simile, Ruffoli è più siccitosa e ha meno bosco.
12:29
September 02, 2022
Trentacinque anni di Poggio ai Frati Chianti Classico
Rocca di Castagnoli Poggio ai Frati 1997 Chianti Classico 🌺🍒🌟 • • • • • Un cru di Sangiovese e Canaiolo su alberese con tocco di argilla e sabbia, un soffio di leggerezza e soavità balsamica su frutto ricco e tannino affilato e sempre vivo. Un viaggio affascinante in trent’anni che raccontano una porzione splendida del territorio di Gaiole in Chianti 1985-2016 • • • • 2016 polpa frutto amarena ciliegie viola candita tannino abbondante ricco ma sempre accompagnato da freschezza ariosa • • 2014 fresca ma corroborante , arancio scuro, ribes rosso e lamponi in confettura, nota fresca e saporita, boisèe e lieve, bella evoluzione violetta e legno, tannino che vibra bene e restituisce alberese molto bene • • • 2008 annata precursore vero di clima nuovo , annata bizzosa ma bella e goduriosa, ora ha una freschezza, ferroso, pellame nobile, juta e resina, sandalo e cardamomo tra le note balsamiche , viene fuori stile e materia sotterranea, Grana del tannino splendido che ricorda molto l’alberese 92 • • 2004 toni caldi sottobosco, fragola in confettura, sapidità menta, senape, croccantezza sublime e spinta, sorso con rocciosità e ferro ben distribuito, succoso e con ritorni balsamici intriganti 93 • • • 1997 prima annata veramente calda, interpellata da piogge importanti al momento giusto, annata di freschezza importante rimandi balsamico e fruttato nitido e pimpante, grande sontuosità e ricercatezza , stupendo e ancora con grande ritmo e sapidità e sostanza fruttata. 94 • • • 1985 freddo tremendo ma annata selettiva che ha fatto nascere cose bellissime come questo vino finissimo leggiadro ma ancora con frutto e nerbo • • #gaiole #sangiovese #chianticlassico #vino #wine #andreagori #alessandrocali #chianticlassico #roccadicastagnoli #federicostaderini
32:23
May 30, 2022
San Casciano UGA Chianti Classico in dettaglio con Alessandro Masnaghetti
San Casciano bisogna sempre specificare Val di Pesa , Radda Gaiole e Castellina UGA che corrispondono ad un solo comune, San Donato in Poggio che unisce San Donato, Barberino Tavernelle e Poggibonsi, altre che si dividono come Berardenga (in due) e Greve (in quattro, Montioralle, Greve, Lamole, Panzano) per un totale di 11 UGA da 8 comuni. Comunque chi ha vigne in due comuni contigui può usare quella che preferisce , mai in etichetta due soli. UGA è delimitazione territoriale e storica, tradizione di comunità insieme che decide di lavorare insieme finalmente senza ignorare i vicini ma NON individuano uno stile di vino preciso o almeno non ancora. Intanto partiamo da identità umana e lavoriamo in quella direzione. Per ora all’interno di una UGA prevalgono scelte in cantina e in vigna dei singoli produttori. Anche a Barolo del resto non è che i cru tutti siano così identificabili…Bussia e Cannubi per esempio ogni anno si riconoscono benissimo, Ginestra anche buonissima ma carattere particolare identificabile mica c’è sempre, diceva Beppe Colla. In Chianti Classico può essere vero tra LEcchi e Monti ma molto meno in altre zone. Due macroaree, Montefiridofi, a nord c’è Decimo e Sugano (Montepaldi, Cigliano, Sant’Andrea in PErcussina) poi Romolo Cerbaia e Casanuova. Depositi alluvionali antichi sono i più importanti . In alto c’è macigno che è lo stesso dei Monti del Chianti perchè catena dopo San Polo Continua fino qui e prosegue nel Montalbano. A sud c’è Campoli con formazione di sillano (marne, argille e calcare) e poi alberese. Terrazze fluviali poi più in alto sillano e sopra alberese e poi in alto macigno. Classico profilo San Casciano si trova lungo la Terzona ovvero argilla sabbia e sopra deposito alluvionale con sabbia e ghiaia. Poi in cima verso Villa Sant’Andrea verso Tignanello e Montefiridolfi c’è incrocio tra Sillano, depositi e alberese. Carattere forte è immediatezza, facilità di beva ma mai semplicità , terreni e clima simile, scelte simili, c’è estensione ma c’è abbastanza somiglianza tra i vini e i produttori tanto da dare lettura unica. Deguatazione: Cigliano di Sopra Chianti Classico 2019 quasi alla Romola che è confine nord della denominazione, Chiesanuova ha macigno e poca vigna, carattere emerge chiaro, sugoso e dritto allo stesso tempo, lamponi , ribes rosso, violetta, ciliegia, acidità bella, sorso che trascina e seduce con sua piccantezza 92 Nunzi Conti Chianti Classico 2019 tra depositi fluviali e Sillano che inizia, transizione verso zona interna del Chianti Classico, ribes nero, ciliegia, mandorla e amarena, sorso deciso e belle pepato, corpo succo e nitore di freschezza pimpante. 91 Solatione Chianti Classico 2016 stile potente e roboante su alberese, minoritario in zona, trama tannica più fitta, arancio agrumato, amarene, pepe , bel frutto maturo deciso e riarso ma comunque eleganza e freschezza dovuta a tannino importante, poi mallo di noce carrube e resine, Solatione ha sempre prodotto vini importanti, oggi più gentili, annata classica regala tannino più generoso e profondo, vino che rappresenta particolarità su San Casciano , non certo la norma 90
22:30
May 20, 2022
La Zonazione in UGA del Chianti Classico con Alessandro Masnaghetti
Tanti ettari ma ancora tantissimi a bosco e così rimarranno per la maggior parte poi monti e roccia e olivi, non solo vino. C’è tanto bosco perchè zona alberese e macigno, quelle più impervie hanno poco suolo e di conseguenza lì non ci si è mai coltivato nulla e quindi bosco ha preso il sopravvento. 75mila ettari, 10 mila a vigneto, 30 milioni di bottiglie, media molto bassa di circa 3000 bottiglie su 300mila possibili se fosse altra DOC o DOCG. Catena dei Monti del Chianti da San Polo a Greve a San Gusmè ed è confine con Valdarno ad est. Poi c’è crinale che unisce Castellina con Vagliagli poi crinale unisce Radda e Castellina. A sx a Radda c’è valle dalla Pesa con Volpaia e dall’altro lato parte la Val d’Arbia…Arbois poi va verso sud e Pesa verso Nord. Centro della denominazione è proprio questo e anche chianti classico fiorentino e quello senese. Se confrontiamo mappa dei crinali e quella delle temperature medie si vede che parti intende e crinali sono più basse temperatura mentre quelle più calde sono ai bordi occidentali e soprattutto a Nord dove c’è San Casciano e Greve appunto. Altre zone calde sono a est . Ma si deve uscire da questi stereotipi vedi Monvigliero che era solo “buono” fino a poco fa e ora lo vogliono tutti… ogni zona ha sua caratteristica, bisogna puntare su quella non in generale. Altra mappa interessante da confrontare è quella con altitudini e monti e il macigno, arenarie non calcaree, e su questo a parte Albola Radda Ruffilli e Lamole non ce ne è tanta su macigno. Soprattutto le vigne sono a San Casciano, la zona bassa di Castellina e zona bassa di Vagliagli a sud. La parte centrale in verde sulla mappa da poggio la Croce San Casciano va giù fino alla Berardenga a Villa a Sesta è proprio alberese. Ritroviamo macigno tra Radda e Castellina e poi terreni molto diversi compresi terreni vulcanici ma non assimilabili ai terreni dei “vini vulcanici” propriamente detti. Tanta origine marina poi Villa Cerna e bassa di Castellina di origine sempre marina e poi dove siamo con Villa alle Corti di origine fluviale. Nella Berardenga dicono che c’è tufo ma sono sabbie plioceniche compattate e compresse, ufficialmente è tufo senese, famoso per fare la pista del Palio di Siena (se ne trova tanto attorno a San Felice), molto simile a quello di Orvieto , lago di Corbara e poi su fino nell’ astigiano. A Orvieto c’è anche vero tufo che ha origine vulcanica non marina. Abbiamo sempre vizio di portare carattere di un vino alla geologia imitando la Borgogna ma lì è caso particolare dove le esposizioni sono simili , il vitigno è uno (o due) e il clima non è così variabile in complesso. Nel Chianti Classico ci sono valli e storie diverse e fattore umano ancora più importante, compresa la conoscenza condivisa di cui le UGA fanno ovviamente parte. Microclima suolo elevazione esposizione (fattori naturali ) sono sempre da contrapporre o sommare a quelli umani ovvero scelta dei cloni, sistema di allevamento, portainnesto, rese per ettaro e appunto conoscenza comune a dare INSIEME il terroir.
43:44
May 20, 2022
Le MGA di Verduno, il Nord del Barolo
Zona con due versanti molto diversa, a Monforte lato tardivo, Serralunga precoce. A Barolo vanno fatti molti distinguo , zona storica ha molti cru precoci radunati al centro del comune perchè colline e monti attorno fanno da Conca. Unica zona più temperata e precoce oltre BArolo è vicino Alba e valle del Tanaro quindi Verduno, vicino ad altri grandi cru molto importanti di recente. L’opposto esatto è Bricco delle Viole che è alto freddo ed esposto a venti di ovest. Precocità in Langa Barolo vuol dire 7-10 giorni non mai tanto di più… Altra carattere da controllare sono MArne di Sant’Agata laminate che sono a Verduno e poi in zona centrale, stessa geologia di Brunate (che è anche molto più alto, mi aspetterei più frutto ma in realtà è più catramoso) ma non si assomigliano per niente nel bicchiere…. Occhio sempre a far questa esagerazione su geologia senza considerare microclima. Verduno è zona piccola molto più piccola di San Casciano , con una parte fuori da Barolo DOCG, la zona migliore è appunto Monvigliero e Massara, la parte più bassa del comune (altre zone Campasso, San Lorenzo…meno note, Rocche dell’Olmo, Roccato…). Posizioni storiche magari soffrono nelle annate ora calde ma in quelle grame ti salvano…aspettiamo a variare tutte gerarchie. Se sono cambiate le gerarchie sono caminiate perchè sono cambiate le persone che la vinificano (Ravera e Monvigliero sono esempi lampanti). Ravera tardiva perchè è alta non è vero, la parte alta della Ravera buona è stessa altezza di Brunate quindi non è unica cosa che conta, contano le colline aperte o protette come nel caso di Ravera che ha collina aperta ai venti delle Alpi quindi freddo da sempre. Bricco Pernice viene schermato da collina, altri no. BArolo non è esposto ai venti, c’è Ravera che fa da schermo, a Baroloc’è nebbia, a Ravera mai… Anche in Chianti Classico spesso sono state aziende a cambiare reputazione di cru e UGA non tanto il clima cambiato. Oggi è cambiato soprattutto settembre e ottobre dove non piove più come una volta, prima se cominciava a piovere a settembre non smetteva fino a novembre… Settembre salva quasi sempre se non in casi eccezionalmente brutti, vale in Piemonte e vale in Toscana ma in Italia del centro nord in genere. Generalizzando le zone più sabbiose e precoci rischiano di andare in crisi se stagione è troppo lunga, Serralunga e parte di Monforte sono messi meglio oggi, hanno precocità media che si sposa bene con il clima attuale. Su tannino e nebbiolo più indicativo il tannino che i profumi Annata 2017 molto difficile complicata arsa e calda, ma in realtà nei bicchieri molto positiva, meglio della 2018 alla fine forse. Produttori sono migliorati eccome, la 2017 era simile alla 2003 per parametri e clima ma esiti sono completamente diversi. Fratelli Alessandria San Lorenzo Barolo 2017 fine e saporito, affilato elegante, squillante con bella sostanza e frutto piccante, arancio, rosa damascata, lamponi in confettura, ribes, pepe nero, liquirizia e grafite, sorso con trama bella e circostanziata, espressivo e bello pronto da godersi. Finezza eleganza e matrice di classe nobile e nitida 96 Castello di Verduno Massara BArolo 2017 terroso e ruvido, catramoso , corteccia, pepe nero, salsedine, rocciosità, tannino che fa molto grip e arcigno, simile per certi versi a Brunate che altri Verduno, olive liquirizia menta e saporosità, profondo umorale sottobosco e grande carattere, duro però, eh 93 Comm. G.B. Burlotto Barolo 2017 si capisce perchè è il beniamino di tutti, è il Barolo modello di oggi, affilato roccioso ma che non dimentica dolcezza e frutto, note catramose che rammentano Massara sfumate ma anche eleganza di San Lorenzo, rose, incenso, fragole in confettura, pepe, salsedine e senape, sorso di lunghezza inusitata che rivela rimandi balsamici mediterranei suadenti che rimbombano nel bicchiere al mentre sussurrano gioia. 98
20:10
May 19, 2022
Wine E-Commerce part 3: HoReCa from place to process, and wine?
Nowadays a winery must be ready to sell his wine on the metaverse as well in the cellar or an online marketplace as well using an NFT paid with ethereum... The only strategy viable is th Omnichannel strategy! Omnichannel it is the ability to follow customer behavior, to be able to manage communication in real time on different points of contact (online and offline) and to adopt data-driven marketing and CRM strategies as a guiding element. In our case it means: -be present on multiple sales channels (digital stores, retail wine shops, restaurant, wine club, enprimeur markets) - verify the frictionless experience of our consumers (if they want your wine, they want it quickly! like wine delivery service) - check brand awareness, therefore a coherent corporate message on social media, website, ecommerce  -analysis of the customer database 
01:18:37
May 14, 2022
Wine E-Commerce part 2: using a marketplace
An online marketplace is an eCommerce site or app that facilitates shopping from many different sources. The marketplace’s operator does not own any inventory. Instead, their job is to show other people’s products to customers and enable transactions. Nowadays, there are countless online marketplaces from sites like Amazon, eBay, Etsy, Walmart, Alibaba, and far more. According to analysts, global marketplaces will account for 40% of the global online retail market in 2020... Have a look on Vivino, Drizly, CellarLink, Bid for Wine, Catawiki...and how they can work for your wine business!
36:02
May 14, 2022
Wine E-Commerce part 1: Direct to Consumer
E-commerce (electronic commerce) is the buying and selling of goods and services, or the transmitting of funds or data, over an electronic network, primarily the internet. These business transactions occur either as business-to-business (B2B), business-to-consumer (B2C), consumer-to-consumer or consumer-to-business. Within B2C sales we also find the DTC, direct-to-consumer, segment. But, does  the word E-commerce make sense? Today, e-commerce is about strengthening brands for a segment, collecting and using data, redefining what valuable role stores play, going downstream in the Customer Experience (CX) as much as possible, using all the rest of online distribution as an ongoing tactic, to have a broad brand coverage. Let's discuss the first part of what's important for a wine business nowadays, direct to consumer selling and marketing...
01:00:37
May 14, 2022
La mineralità del vino, cosa è e come riconoscerla
Il termine più abusato e insopportabile utilizzato dagli appassionati di vino degli ultimi anni non può che essere la "mineralità", principalmente evocato a sproposito per vini che non ne hanno la benchè minima traccia, soprattutto dal punto di vista aromatico. Ci sono però vini che soprattutto al palato recano indelebile la traccia di mineralizzazione delle sue componenti e che in questa nota gustativa tra il piccante, il sapido e l'umami costruiscono la loro fortuna e la loro riconoscibilità. E' una caratteristica precipua dei vini vulcanici come Gavi, Soave, Durello, Etna, Orvieto e ben pochi altri al mondo ma nell'assaggio come in questi Frascati presentati a Vinalia Priora lo scorso aprile non può far dubitare della sua esistenza reale. Cosa si intende per mineralità innanzitutto? Nell'azzeccata definizione di Daniel Lefevbre (qui trovate una bellissima intervista sul tema) si intende il rapporto tra la sua componente organica  e le componenti minerali intesi in termini di sali di potassio, magnesio e fosforo. Non è tanto quindi l'estratto secco ma solo le componenti capaci in sinergia con il resto del vino a conferire un gusto sapido con sfumature umami che rendono tridimensionale e appagante la bevuta conferisco l'agognata mineralità. Il lavoro del vignaiolo è sempre un lavoro di trasformare l'organico ed effimero del frutto fresco dell'uva in qualcosa di più "inorganico" e stabile come il vino dove la componente minerale rappresenta quasi sempre l'85% del totale (acqua, sali) a fronte di un 15% di organico tra alcol, zuccheri, glicerina, tannini. La mineralizzazione viene portata avanti con mezzi fisici (la pressatura e rottura degli acini) mezzi biologici (la fermentazione che trasforma le componenti organiche come gli zuccheri in componenti più stabili come l'etanolo) e infine mezzi chimici come l'ossidazione che è l'arma finale della mineralizzazione (basti pensare ai vini orange, fortemente mineralizzati ma con ricordi labili della componente organica iniziale).  Nel caso di vini dolci (Alsazia) o con note fruttate dolci e rotonde molto evidenti (come il Frascati, specialmente nelle storiche versioni dolci "Cannellino") il lavoro di mineralizzazione del vignaiolo dona armonia ed equilibrio speciale alla componente gustativa rendendo i vini eccezionalmente gustosi e profondi facendo al contesto risaltare come in alta definizione le caratteristiche del frutto e dell'acidità. Nelle uve che crescono sui suoli vulcanici il fenomeno è particolarmente evidente (e spesso non necessita di tecniche speciali da parte di chi produce il vino) quando si usano vitigni con aromaticità primaria e secondaria non elevatissima, basse rese, macerazioni lunghe, poca solforosa e a partire da uve da vigne possono affondare le radici nel terreno in maniera importante in moda da assorbire concentrazioni maggiori di fosforo, potassio e magnesio. Tutti elementi tipici del Frascati (ma non esclusivi) che qui ha avuto la fortuna di veder arrivare dal Mediterraneo e dall'Italia tutta vitigni ideali per esaltare alcuni tratti di questo gusto minerale. Da un lato la malvasia puntinata (la malvasia più pregiata dal punto di vista aromatico tra le 18 presenti nel nostro paese, erede diretta di quella famosa uva cretese che Venezia ha diffuso per tutto il mediterraneo) e dall'altro i vari vitigni che le popolazioni che qui sono giunte a coltivare hanno portato con se come trebbiano giallo dalla Toscana e quello verde (verdicchio in realtà, dalle Marche) e greco (da varie zone del sud Italia).
01:23:00
May 06, 2022
I grandi vini del Piemonte oggi
Una degustazione che mira alla conoscenza del Piemonte attuale nelle sue sfumature inconsuete.  In degustazione e commentati con il produttore ascolterete: Grignolino del Monferrato Casalese DOC “Monferace” 2016 MC Tenuta Tenaglia www.tenutatenaglia.it Serralunga di crea (AL)   Langhe DOC Nascetta del Comune di Novello 2020 MC Casa Baricalino Cantina e Ospitalità www.casabaricalino.com Novello (CN) Barbera d’Asti Superiore DOCG “Mappale 2013” 2019 MC Franco Roero www.francoroero.com Nizza DOCG 2018  Amerio Vincenzo www.ameriovincenzo.it Moasca (AT)  Nebbiolo d’Alba Superiore DOC Tita 2017 MC Anselma Italo Giuseppe www.cascinacarra.it Monforte d’Alba (CN)  Barolo Prapò 2018 Luigi Vico www.serralungacasamia.it Serralunga d’Alba (CN)  Barolo DOCG “Bussia” 2013 MCCantina Moscone www.cantinamoscone.com Monforte d’Alba (CN) Erbaluce di Caluso DOCG Passito 2010 MC Tenuta Roletto www.tenutaroletto.it 
01:13:23
May 06, 2022
La degustazione del vino
Una vecchia registrazione del 2006 ancora in parte valida per imparare a degustare con i podcast! Seguiteci nel nostro corso online via podcast...
10:15
December 14, 2020
La comunicazione digitale nel vino febbraio 2019
Oggi (fine 2020) la comunicazione digitale nel vino ha avuto modifiche importanti ma già qualche mese fa potevamo leggerne le avvisaglie... Scopriamo insieme come bisogna comunicare oggi il vino sui social e online.
03:37:01
November 28, 2020
Pedro Parra "Dr Terroir" e lo studio dei terroir toscani di Dievole con Alberto Antonini
Pedro Parra, consulente vitivinicolo cileno ormai di fama mondiale, è diventato famoso per i suoi studi sulle radici profonde delle vigne e per la sua inconfondibile modalità di lavoro basata su scavi e scassi molto profondi nel vigneto, molto diversi e più scenografici rispetto ai vecchi carotaggi. Oggi Pedro è una vera talpa della vigna e la sua conoscenza unica degli apparati radicali profondi e le loro interazioni con i sottosuoli gli è valsa il soprannome di Dr. Terroir. Un incontro con Alberto Antonini in Argentina li ha portati a discutere e lavorare insieme nelle tenute toscane di Alejandro Bulgheroni (tra Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri) su una zonazione che si basi sulla valutazione del terreno per intuire il profilo aromatico e gustativo del vino arrivando, quanto più possibile, a trovare un corrispondenza diretta tra microelementi del sottosuolo e sentori percepibili nel bicchiere. Se il 95% in peso di una vite e di un chicco di uva vengono da aria e acqua solo un 5% deriva da ciò che è presente nel suolo con i suoi  metalli, i sali, i microelementi e le radici che estraggono questi elementi dal suolo a diverse profondità ma che diventano importanti quando la profondità raggiunge certi livelli. Lavorando insieme ad Antonini, Parra spera di aiutare Dievole ad estrarre quanta più originalità possibile dai suoli delle aziende per poter esaltare l’originalità e restituire vini come espressioni fedeli del terroir. Si intende quindi sapidità e sensazioni umami e avvolgenti che solo pochi vini nel mondo sono in grado di dare, elementi rari ma ben più distintivi di estrazione, potenza e concentrazione che la moderna enologia ha reso piuttosto semplici da ottenere.
06:42
May 23, 2020
Silvano Formigli e la battaglia per l'Olio EVO di qualità
Quello che abbiamo fatto con il vino dovremmo farlo anche per l'Olio che vive una situazione ancora più disperata del vino ai tempi dello scandalo metanolo... da dove possiamo partire?
08:37
March 14, 2020
Silvano Formigli Chianti Classico Figlio di Mezzadro (3 di 3) Dagli anni 80 ad oggi
L'avvento dei supertuscan, il merlot e il cabernet, dall'Apparita di Ama e il suo successo straordinario (ma anche il pinot grigio in barrique che nessuno ricorda...). La rinascita di un territorio usando le uve da fuori , Tignanello ma non solo. L'aneddoto del 1985 quando  da Pinchiorri  Silvano cercava di vendere bellavista 1982 ma invendibile perché era Chianti classico ... e doveva togliere il Gallo Nero perchè lo comprasse. Sergio Manetti lo tolse e nacque il Pergole Torte...E poi quella scommessa dei Chianti Classico in carta di lì a pochi anni con i primi Fonterutoli e Fontodi a entrare...
07:57
March 13, 2020
Silvano Formigli Chianti Classico Figlio di Mezzadro (2 di 3) Da fine 1800 alla DOCG
Prosegue la storia del Chianti Classico raccontata da Silvano Formigli per la presentazione del suo libro,. In questo video si racconta della  formula ricasoliana, l'attenzione alla "malvagia" e non tanto al trebbiano e soprattutto le ricette di due vini di cui uno da invecchiamento  solo con sangiovese. Si analizza le zone dove sorgono le cantine di imbottigliamento  che nascono su linee ferroviarie non solo per venderli ma anche per arrivo di vini dal sud... Nel 1932 arriva l’allargamento con scelta molto particolare politica e non territoriale, tanto bosco e poca vigna  per la zona "Classico" e un assurdo allargamento del termine Chianti a mezza Toscana contro la storia.  La gestione della vigna con i mezzadri a governare i campi, castelli diventati ville di campagna e riserve di caccia ... Coltivazione promiscua , l’acero maritato alla vite, in alto le terrazze  La fine della mezzadria dopo gelata 1956 e grandine a luglio 1959 Vigne abbandonate poi rinate con fondi Feoga e macchine , salari e tecnica, biotech, grappoli più grandi ma niente qualità e infine DOC negli anni ‘60 che tutelava tutto tranne qualità ...rese per ettaro e densità pianta fatta per usare 🚜 pensato per pianura padana, possibilità di usare vini fuori zona... Venne anche imposta uva bianca ... Il tutto porta a crisi di qualità pazzesca anni 70 ma sono anche anni che vedono nascere brand e marche ma non certo vini buoni (raddoppiando produzione...) Primo cambio qualità per legge solo nel 1984 e comincia nel Chianti classico con resa a pianta e non per ettaro ... Ma la strada da fare è lunga e le sottozone con ancora minacciate e invise ai grandi imbottigliatori.
39:44
March 12, 2020
Silvano Formigli "Chianti Classico Figlio di Mezzadro" (1 di 3)
Il primo di 3 episodi in cui nel suo giro d'Italia per presentare il libro "Chianti Classico e Figlio di Mezzadro" Silvano Formigli fa tappa da Burde e ci racconta 800 anni di storia del vino in Toscana in questo luogo magico. Da rivale del Bordeaux allo stato attuale , decisamente più indietro rispetto all'ora come notorietà ma con un momento storico in cui ha rischiato persino di sparire. La lega del Chianti, il potestà  di Radda e i primi censimenti delle uve...e il governo chiantigiano, la damigiana in vetro, il colmatore- bollitore  e altre tecniche inventate proprio qui!
30:36
March 11, 2020
Zeffiro Ciuffoletti racconta il vino al tempo dei Medici: la piccola glaciazione del 1600 (parte 3 di 4)
Ultima puntanta della lectio di Zeffiro Ciuffoletti dedicata ai papi della famiglia Medici in occasione di una serata dedicata al Chianti Classico di Castelli del Grevepesa. In questa ultima puntata, dopo aver ripercorso la storia del primo papa Medici Leone X nel primo post e l’epoca di Savonarola delle fake news con Clemente VII (1523-1534), è il tempo di dedicarsi al meno conosciuto dei Papa Medici, ovvero Alessandro Medici vissuto come Papa Leone X poco più di un mese, con alcune responsabilità imputabili forse proprio alla glaciazione che ha ridisegnato il vigneto europeo nella forma che oggi conosciamo. Alessandro Medici è una persona di cui esiste un bellissimo ritratto, quando aveva 60-65 anni ed era Legato, cioè la massima carica diplomatica di un ecclesiastico, in Francia e fu lui, pensate un po’, a combinare il matrimonio con Maria De’ Medici ed Enrico IV di Francia. Si attribuisce questo matrimonio a Clemente VII, in realtà è questo Papa qui. Chi è costui? È Alessandro di Ottaviano de Medici che fu eletto Papa il primo aprile del 1605.  Guardate, la data non è uno scherzo: il primo aprile porta bene, porta male? Vediamo! Alessandro era un personaggio veramente notevole, gracile, molto pio, austero addirittura, era della famiglia collaterale dei Medici che fra legittimi e bastardi aveva una foltissima chioma, parlando di albero genealogico. Perché moltissimi erano bastardi. Questo era il ramo secondario. Era un seguace di Filippo Neri, che poi verrà proclamato santo, e che fu vescovo di Pistoia e arcivescovo di Firenze. Alessandro era quello che diremmo oggi un sant’uomo e nel periodo in cui fu in Francia, era sant’uomo però sapeva il fatto suo perché aveva una carica altamente politica, forse la carica più politica di cui disponeva il Vaticano, perché fare il legato pontificio in Francia, significava mantenere ancora in piedi (alla fine del 500) quel gioco che aveva fatto dei Medici di Firenze, il gioco degli equilibri fra la Spagna e la Francia. Guardate che sposano, si, i matrimoni avvengono con le principesse spagnole con l’infante di Spagna i Medici, ma le femmine dei Medici vanno in sposa ai Re di Francia, vi rendete conto che cosa significa questo gioco? Tutto questo significa mantenere a Firenze quella posizione di preminenza nella penisola che poi porterà al Gran Ducato, perché quando uno veniva nominato Gran Duca, era la massima carica dei principi italiani. Quindi, i Medici diventano in forza di questo rapporto con i due potentati e con i pontefici, la massima carica e il massimo principato presente in Italia...
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May 09, 2019
Il vino ai tempi di papa Clemente VII e i Medici: le congiure contro il Papa e i veleni nel vino (parte 3 di 4)
Prosegue la lectio di Zeffiro Ciuffoletti dedicata ai papi della famiglia Medici in occasione di una serata dedicata al Chianti Classico di Castelli del Grevepesa. Stavolta, dopo aver ripercorso la storia del primo papa Medici Leone X e la congiura per assassinarlo con il vino, è il tempo di dedicarsi a Clemente VII e ai fatti che caratterizzarono il suo pontificato. “Dicevamo della congiura del 1517 per far fuori Leone X. Quella congiura finì che furono condannati a morte un cardinale, Alfonso Petrucci, il suo segretario e naturalmente il medico di Leone X che aveva partecipato alla congiura con le solite dosi di veleno. Gli altri cardinali coinvolti erano parecchi, furono tutti graziati ma pagarono migliaia di ducati per aver la grazia. Allora, dicevo, mentre Leone X incappa nello scisma protestante come Lutero, anche Clemente VII è alle prese con uno scisma con la Chiesa d’Inghilterra perché non accettò il ripudio della moglie Caterina D’Aragona da parte di Enrico VIII. Sposò Anna Bolena nel ’33 e fu scomunicato per cui nasce allora la Chiesa d’Inghilterra ma pochi sanno che insieme al problema delle moglie e dei ripudi c’era un problema sostanziale dietro: per farsi Re c’è bisogno di soldi e i soldi si trovano dove ci sono. E dove sono i soldi? In Inghilterra, come altrove nelle mani della chiesa, nei conventi, bastava espropriare i conventi della parte che resisteva alla nuova chiesa e con quelli si faceva un bel bottino...
10:27
May 08, 2019
Il vino al tempo di Clemente VII e i Medici: Zeffiro Ciuffoletti e il vino tra Scalchi e Coppieri (parte 2 di 4)
Quale era la relazione e il servizio del vino ai tempi dei papi tra “Scalchi” e “Coppieri”? La relazione fra i papi e i vini, manco a dirlo, avevano i coppieri e avevano gli scalchi. Lo scalco era il capo della cucina, era suo compito disporre la tavola, guidare la cucina e, più che altro, porzionare le carni. Lo Scalco era quello che tagliava all’italiana le carni per aria con un forchettone tridente e con un coltello affilato come fanno i giapponesi, mentre i francesi molto più rozzamente, ma efficacemente lo infilavano su un tagliere lo bloccavano il pezzo di carne lo tagliavano per così. Ora volete mettere il lusso di tagliarlo per aria? I coppieri invece erano coloro che si occupavano di tutta la filiera del vino, quindi selezionavano i vini e li servivano a tavola e naturalmente si trattava di una funzione delicatissima perché due persone in genere sono accusate dell’avvelenamento dei papi o dei signori, il coppiere e il medico, o uno o l’altro. Papa Leone X muore lo stesso anno in cui scomunica Lutero. Io credo che fu Lutero con le maledizioni che gli mandò che lo fece secco, però ci fu un processo, furono arrestate 5 persone, fra queste 5 persone c’era il coppiere, ma questo coppiere era un coppiere più potente che innocente per cui fu assolto. Per cui la morte di Leone è catalogata come morte naturale… Aveva 46 anni, si dice che aveva fatto un sacco di stravizi, era un uomo, un papa a cui piaceva la vita, da giovane ne aveva fatte di tutti i colori, ma ne ha fatte anche a Roma e di cose grandiose perché se Roma in quel periodo diventa una grande città d’arte e di mecenatismo eccezionale lo deve a questi Medici che essendo banchieri di soldi se ne intendevano...
10:32
May 07, 2019
Il vino ai tempi di papa Clemente VII e i Medici con Zeffiro Ciuffoletti (parte 1 di 4)
E’ tempo di Medici: la storica famiglia di banchieri fiorentini che furoreggia in TV con una fiction dal grandissimo successo (se l’avete persa la potete recuperare su PrimeVideo), ha dato alla Chiesa ben tre pontefici dagli alterni destini ma tutti accumunati dal fatto di aver vissuto anni importanti per il vino e la storia d’Italia. Durante una serata dedicata al Chianti Classico Clemente VII di Castelli del Grevepesa, la cantina sociale più grande di questa DOCG, Zeffiro Ciuffoletti (storico, membro dell’Accademia dei Georgofili e di altre istituzioni scientifiche), ha tenuto alcune lezioni sui papi e sul vino ai tempi di Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici, pontefice dal 1513 al 1521, Clemente VII, al secolo Giulio de’ Medici pontefice dal 1523 al 1534 e Leone XI, al secolo Alessandro de’ Medici, pontefice dal 1605 fino alla morte avvenuta nel corso dello stesso anno, dopo pochissimi giorni di seduta sul seggio di Pietro. Zeffiro Ciuffoletti ci racconta  “Non vi parlerò per niente del Chianti Classico , no, no perché questa serata è dedicata al nome di un vino che è profetico, il nome di questo vino nato nel 1991 è Clemente VII
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May 06, 2019